ERBA LEGALE E SVIZZERA

ERBA LEGALE E SVIZZERA

MARIJUANA LIGHT: DIFFERENZE TRA ITALIA E SVIZZERA

Così come in Italia, anche in Svizzera il mercato dell’erba legale è, nonostante la “nascita” recente, in continua espansione.
Tra la marijuana light dei due paesi, esistono però alcune differenze: ad esempio, i produttori svizzeri possono utilizzare semi di canapa che non rientrano nella direttiva della Comunità Europea che regolamenta questo settore.
Inoltre, nel paese dei Cantoni, il limite consentito di Thc entro cui deve rientrare la cannabis per non essere considerata sostanza stupefacente è dell’1% (superiore dunque al limite di 0,6% previsto in Italia).
La qualità dei prodotti svizzeri è, a detta degli esperti, molto alta: anche per questo le esportazioni verso l’Italia sono state abbondanti, nonostante le numerose polemiche nate negli ultimi mesi.

DA DICEMBRE 2017 A MARZO 2018: STOP&GO

Nel dicembre 2017, l’Agenzia delle Dogane italiane ha deciso (autonomamente rispetto a eventuali decisioni ministeriali in merito) di imporre un blocco alle importazioni di erba legale dalla Svizzera: questo stop è durato alcune settimane, e a dire il vero ha riguardato solo alcune dogane.
La restrizione è stato decisa in assenza di precise indicazioni in merito; le motivazioni sono principalmente due: la marijuana light prodotta in Svizzera non proviene dalle sementi indicate nell’apposita normativa e può avere percentuali di Thc superiori al consentito.
In data 6 Marzo, il Ministero della Salute è intervenuto sulla questione con una circolare (in realtà, priva di effettivo valore giuridico) dichiarando che l’importazione di derivati dalla canapa industriale dalla Svizzera non è regolamentata dalle legge 242/2016, e dunque è illegittimo.
Inoltre, in maniera sorprendente, il ministero dichiara di considerare il Cbd una sostanza alla stregua di un medicinale.
Ciò significa che, ai prodotti che contengono tale cannabinoide, devono essere applicate le norme in materia di medicinali, che consentono solo a officine farmaceutiche autorizzate l’utilizzo di piante di cannabis.

MOTIVAZIONI E SMENTITE

Di fatto però, a poche settimane dall’imposizione del blocco, il commercio tra Svizzera e Italia è ripartito liberamente: la circolare non è diventata poi un decreto di legge, rimanendo valida solo come “raccomandazione” generica e l’importazione di erba legale dalla Svizzera è ripresa regolarmente.
Come spiegare questi continui cambi di situazione?
In primis, va detto che la circolare forniva spiegazioni per nulla soddisfacenti, anzi, del tutto errate: infatti, l’importazione di canapa industriale dalla Svizzera, o da altri paesi non facenti parte della CE, è regolamentata dalle specifiche leggi di settore, e non dalla famosa 242.
Inoltre, dichiarare di considerare l’erba legale alla stregua di un farmaco solo perché contiene una percentuale di Cbd sembra decisamente una forzatura: nessuna evidenza scientifica ha fin qui portato a definire il cannabidiolo come “sostanza medicinale”, e inoltre esiste un precedente documento, redatto dal Ministero della Salute nel 2008, che evita specificamente di inserirlo tra i farmaci.
La situazione è dunque confusa e appaio lecite alcune domande in merito: la circolare è essere stata emessa solo per confusione o ignoranza in materia?
Potrebbe derivare da indicazioni restrittive del governo precedente?
O addirittura, come vocifera qualcuno, potrebbe essere stata redatta per tentare di favorire alcune imprese italiane rispetto alle concorrenti svizzere?

CONCLUSIONI

In definitiva, ad oggi risulta che nessun blocco possa essere imposto verso la Svizzera né verso altri paesi, sia facenti parte della UE che extracomunitari, a meno che questo non riguardi le condizioni tecniche e qualitative del prodotto stesso.
In poche parole, rimane assolutamente lecito acquistare infiorescenze di marijuana light che contengano meno dello 0,6% di Thc, a patto che siano regolarmente certificati e provenienti da semi compresi nell’elenco della normativa della comunità europea, anche se essi provengono dalla Svizzera.
Viceversa, non è lecito comprare prodotti privi dei requisiti indicati nemmeno se prodotti in paesi della comunità europea.
Una volta di più risulta dunque evidente la necessità di una normativa chiara che sia capace di cancellare questo e gli altri dubbi relativi al commercio di marijuana light in Italia.

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