ERBA LEGALE, UN AFFARE DI GOVERNO

ERBA LEGALE UN AFFARE DI GOVERNO

LE DIFFERENZE

L’erba legale può essere considerata simile alla Tap o alla Tav?
La marijuana light ha qualcosa da spartire con la questione venezuelana?
Il Cbd può essere paragonato al reddito di cittadinanza?
In un certo senso, la risposta a tutte queste domande è un “Sì!”: infatti, così come gli argomenti citati, anche la commercializzazione ed il consumo della canapa legale sono al momento motivo di scontri e divisioni all’interno dell’attuale governo italiano.

MARIJUANA LIGHT: GRANDE RISORSA O BORDELLO CINESE?

Per Beppe Grillo, la marijuana light rappresenta una grande risorsa, come non perde occasione di far notare con interventi pubblici o direttamente dai suoi blog.
Il Ministro della Salute Giulia Grillo, anch’essa dei 5 Stelle, si schiera apertamente per la legalizzazione della cannabis, ma soprattutto si è espressa in maniera ufficiale per la libera commercializzazione dell’erba legale.
A fare da contraltare a questi pareri, purtroppo, sono le dichiarazioni di Matteo Salvini, contrario alla diffusione degli Hemp Shop, da lui definiti “bordelli cinesi”.
Il paragone con i numerosi esercizi che, mascherati da centri massaggi, in realtà celano un attività di prostituzione, pare quantomeno offensivo: sembra si sottintenda cioè che all’interno dei canapa shop si venda in realtà marijuana vera e propria, e non solo quella a basso contenuto di thc.
L’antipatia di Salvini per l’erba legale appare tanto ingiustificata quanto evidente: infatti, già lo scorso settembre il Ministro degli Interni invitò questori e prefetti a un giro di vite contro gli hemp shop.
Il vice-premier in quell’occasione dichiarò che è lecito coltivare marijuana con basse percentuali di thc, ma che la commercializzazione di tale prodotto non è ammessa in Italia (concetto successivamente smentito dalla Corte di Cassazione)

L’ERBA GIALLOVERDE

Le divisioni non finiscono certo qui: infatti, anche il tema della legalizzazione della marijuana “vera” crea scontri all’interno della maggioranza.
Di recente infatti, il pentastellato Mantero ha presentato una proposta di legge per la liberalizzazione della cannabis, che prevede la libera coltivazione fino a 3 piante e il possesso fino a 15 grammi.
Immediata la replica della Lega, che per bocca del suo leader ha già bocciato tale proposta: la legalizzazione del consumo di droghe leggere non fa parte del contratto di governo e, a  suo dire, “non passerà mai”.
Ad aumentare la distanza tra le parti è un nuovo intervento di Grillo, che dichiara come legalizzare l’uso di cannabis sia “una priorità, anzi, una sfida” e che invita i suoi detrattori a trovare dei buoni motivi per mantenere l’attuale situazione proibizionistica, che a suo dire non ha portato alcun risultato utile.
Ma su questo tema, la divisione è addirittura doppia: in molti ricorderanno che quando Salvini iniziò a fare politica, infatti, riteneva più che giusta la legalizzazione della marijuana, ritenendo questa strada l’unica auspicabile per consentire l’adeguata prevenzione nella lotta alle droghe e per combattere il narcotraffico.

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